Blog diSabrina Ronca

Biologo nutrizionista · AA_100474

BIOLOGA NUTRIZIONISTA

Fertilità dopo i 40 anni: cosa cambia e quale ruolo può avere la nutrizione

lunedì, 05 ottobre 2026


Sempre più donne arrivano intorno ai quarant’anni pensando alla prima gravidanza.

La vita, rispetto a qualche generazione fa, è cambiata: studiamo più a lungo, costruiamo una carriera, possiamo incontrare più tardi la persona con cui desideriamo avere un figlio e, a quarant’anni, sentirci ancora pienamente giovani.

Ed è assolutamente possibile sentirsi così.

Ma c’è un aspetto sul quale è importante avere informazioni corrette: i tempi sociali sono cambiati molto più rapidamente dei tempi della nostra biologia riproduttiva.

Questo non significa che dopo i quarant’anni una gravidanza sia impossibile. Significa comprendere cosa cambia fisiologicamente e, soprattutto, distinguere ciò che non possiamo modificare da ciò su cui possiamo invece intervenire.

Fertilità ed età: cosa succede realmente?

La fertilità femminile non rimane costante durante tutta la vita riproduttiva.

Con l’avanzare dell’età diminuisce progressivamente il numero degli ovociti disponibili e cambiano anche le loro caratteristiche biologiche.

È importante, però, distinguere due concetti che spesso vengono confusi: quantità e qualità ovocitaria.

La riserva ovarica riguarda principalmente la quantità di ovociti ancora disponibili. Esami come l’ormone antimülleriano (AMH) e la conta ecografica dei follicoli antrali possono fornire informazioni utili soprattutto nel contesto di una valutazione specialistica e nella previsione della risposta ovarica a una stimolazione.

Non rappresentano però, da soli, un “test della fertilità” capace di dirci con certezza se una donna riuscirà o meno a concepire spontaneamente.

La qualità ovocitaria è un concetto differente ed è fortemente influenzata dall’età.

Per questo una donna può avere cicli ancora regolari, sentirsi bene e condurre una vita molto attiva, ma avere una probabilità riproduttiva diversa rispetto a quella che aveva dieci anni prima.

A 40 anni non siamo tutte uguali

L’età anagrafica è importante, ma non racconta da sola l’intera storia di una donna.

Storia ginecologica, regolarità del ciclo, eventuale endometriosi o altre patologie, salute metabolica, composizione corporea, farmaci, fumo, consumo di alcol e numerosi altri fattori contribuiscono al quadro complessivo.

E naturalmente la fertilità non riguarda soltanto la donna.

Quando una coppia incontra difficoltà nel concepimento, anche il partner maschile deve essere adeguatamente valutato. La qualità seminale può infatti essere influenzata da diversi fattori e l’inquadramento della fertilità dovrebbe riguardare entrambi i partner.

Soprattutto dopo i quarant’anni, quindi, il tempo non dovrebbe essere utilizzato inseguendo soluzioni fai-da-te o integratori presentati come capaci di “aumentare la fertilità”.

La valutazione specialistica rimane fondamentale.

E allora la nutrizione che ruolo ha?

Qui è necessario fare una distinzione importante.

Nessun alimento e nessun integratore può riportare indietro l’età biologica dell’ovaio.

La nutrizione non può aumentare magicamente la riserva ovarica e non può annullare gli effetti dell’età sulla qualità ovocitaria.

Questo, però, non significa che ciò che mangiamo sia irrilevante.

Il periodo che precede una gravidanza rappresenta una vera fase di preparazione, durante la quale possiamo lavorare sui fattori modificabili.

L’obiettivo non è seguire una fantomatica “dieta della fertilità”, ma arrivare alla ricerca della gravidanza nelle migliori condizioni nutrizionali e metaboliche possibili.

Preparare il terreno, non promettere il risultato

Una valutazione nutrizionale preconcezionale può servire, per esempio, a verificare l’adeguatezza dell’alimentazione, individuare eventuali carenze o situazioni a rischio, valutare la composizione corporea e approfondire la presenza di condizioni metaboliche che meritano attenzione.

Anche il peso corporeo deve essere interpretato con criterio.

Sia un’importante carenza energetica sia un eccesso di adiposità, soprattutto quando associato ad alterazioni metaboliche o dell’ovulazione, possono essere elementi da considerare.

Questo non significa che ogni donna debba necessariamente dimagrire prima di cercare una gravidanza.

Significa piuttosto capire se esiste realmente qualcosa da correggere e quale sia la priorità in quella specifica persona.

Diete drastiche, restrizioni ingiustificate e percorsi dimagranti aggressivi non rappresentano automaticamente una strategia migliore.

Micronutrienti e integrazione: non serve prendere “tutto”

La fase preconcezionale è anche il momento in cui valutare alcuni nutrienti importanti.

L’acido folico rappresenta l’esempio più conosciuto: la sua supplementazione già prima del concepimento e nelle prime settimane di gravidanza è raccomandata per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale.

Ma questo non significa che una donna che cerca una gravidanza debba assumere autonomamente una lunga lista di integratori.

Ferro, vitamina B12, vitamina D e altri micronutrienti possono richiedere attenzione in determinate condizioni, ma indicazione, opportunità e dosaggio devono essere valutati individualmente, considerando alimentazione, storia clinica, eventuali terapie e, quando necessario, esami di laboratorio.

Anche in questo campo, “di più” non significa necessariamente “meglio”.

Lo stile di vita riguarda entrambi

La preconcezione è un progetto di coppia.

Fumo, consumo di alcol, sedentarietà, alimentazione, composizione corporea e altri aspetti dello stile di vita possono avere rilevanza anche per la salute riproduttiva maschile.

Questo cambia la prospettiva: non dovrebbe essere soltanto la donna a sentirsi responsabile di “preparare il proprio corpo”.

Quando è presente un partner maschile, anche la sua salute entra nel percorso preconcezionale.

Dopo i 40 anni il tempo conta

C’è infine un aspetto particolarmente importante.

Migliorare alimentazione e stile di vita può essere utile, ma non dovrebbe diventare un motivo per rimandare una valutazione specialistica.

Con l’aumentare dell’età femminile diventa infatti sempre più importante un inquadramento tempestivo della fertilità.

Nutrizionista, ginecologo, specialista della medicina della riproduzione e, quando necessario, andrologo possono lavorare insieme, ciascuno nel proprio ambito.

La nutrizione deve quindi inserirsi nel percorso clinico, non sostituirlo.

La nutrizione non deve promettere una gravidanza

Quando una donna arriva nel mio studio dicendo: “Vorrei prepararmi per cercare un figlio”, il mio obiettivo non è prescriverle una dieta miracolosa per la fertilità.

È capire da dove partiamo.

Come mangia? Qual è la sua composizione corporea? Ci sono possibili carenze? Come sono gli esami? Assume farmaci o integratori? Sono presenti patologie o disturbi gastrointestinali? Come sono il sonno, l’attività fisica e lo stile di vita? È già seguita dal ginecologo? Il partner è stato valutato?

Solo dopo queste domande ha senso parlare di strategia nutrizionale.

Perché non possiamo modificare l’età biologica, ma possiamo prenderci cura dei fattori modificabili senza perdere tempo prezioso.

Ed è probabilmente questo il significato più corretto della nutrizione nella fase preconcezionale: non promettere ciò che non può garantire, ma creare le migliori condizioni possibili all’interno di un percorso clinico personalizzato.

Raggiungi i tuoi obiettivi con il miglior follow-up!
Sabrina Ronca
Sabrina Ronca
Biologo nutrizionista · AA_100474
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